Cardiologia — prestazioni
Nulla osta cardiologico: la valutazione preoperatoria
Il nulla osta cardiologico è il documento che conclude la valutazione preoperatoria: descrive le condizioni del cuore, stima il rischio connesso all’intervento previsto e riporta le indicazioni utili all’équipe che opererà. Viene richiesto prima di interventi chirurgici e, in casi definiti, prima di procedure odontoiatriche. La valutazione è condotta dal dott. Daniele Santucci, Cardiologo con Master in Cardiologia Clinica.
Il ricevimento cardiologico si svolge il martedì e il mercoledì, dalle 15 alle 20; giorno e orario si concordano nel corso del contatto.
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Il dott. Daniele Santucci nello studio di Via Pietro Bonfante 52. Le didascalie richiamano i punti principali della valutazione preoperatoria: la raccolta della storia clinica e della terapia in corso, gli esami eseguiti in sede e il rilascio del referto al termine.
Che cos’è la valutazione cardiologica preoperatoria?
Prima di un intervento in anestesia il sistema cardiovascolare viene sottoposto a sollecitazioni che nella vita quotidiana non si presentano: variazioni della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, modificazioni del volume di sangue circolante, effetti dei farmaci anestetici, risposta infiammatoria e dolore nelle ore successive.
La valutazione preoperatoria documenta le condizioni del cuore prima che questo accada. Non consiste in una autorizzazione formale: è un inquadramento clinico che mette in relazione le condizioni del paziente con il tipo di intervento programmato, e che si conclude con un referto destinato al chirurgo e all’anestesista.
Chi richiede il nulla osta cardiologico?
La richiesta proviene di norma dalla struttura che eseguirà l’intervento. Le situazioni più frequenti sono:
- la richiesta del chirurgo o dell’anestesista nell’ambito degli accertamenti preoperatori programmati;
- la presenza di una cardiopatia nota, di una ipertensione arteriosa in trattamento, di un’aritmia o di un precedente intervento sul cuore;
- l’assunzione di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, che richiede una gestione definita nel periodo perioperatorio;
- la comparsa di disturbi non ancora inquadrati, come il cardiopalmo o l’affanno sotto sforzo, riferiti durante la visita preoperatoria;
- la richiesta dell’odontoiatra prima di procedure che comportano sanguinamento, in particolare in chi assume anticoagulanti o porta protesi valvolari;
- l’età avanzata associata a più condizioni croniche in trattamento.
La valutazione viene richiesta anche quando l’ultimo controllo cardiologico risale a molto tempo prima, perché il referto deve descrivere una condizione attuale.
Che cosa comprende la valutazione?
L’inquadramento si svolge in seduta unica e comprende:
- la visita, con la raccolta della storia clinica, dei ricoveri e degli interventi precedenti, delle terapie assunte, delle allergie note e delle reazioni riferite a precedenti anestesie; a questa si aggiunge la ricostruzione della capacità funzionale, cioè di quanto la persona riesce a fare senza affanno;
- l’esame obiettivo, con auscultazione, valutazione dei polsi periferici e ricerca dei segni di ritenzione di liquidi, e la misurazione della pressione arteriosa;
- l’elettrocardiogramma a riposo, che documenta ritmo, tempi di conduzione e alterazioni della ripolarizzazione;
- l’ecocardiogramma color doppler, quando indicato: documenta la funzione del ventricolo sinistro, lo stato delle valvole, gli spessori delle pareti e le pressioni polmonari stimate;
- la revisione degli esami già disponibili, compresi quelli di laboratorio richiesti dalla struttura.
Quando il quadro lo richiede vengono programmati accertamenti ulteriori, come il monitoraggio pressorio, l’Holter ECG delle 24 ore o un test provocativo di ischemia, eseguiti presso un centro attrezzato. In questi casi il referto viene completato al termine degli accertamenti.
Come viene stimato il rischio operatorio?
La stima nasce dall’incrocio di due ordini di elementi. Da un lato il tipo di intervento: la chirurgia maggiore vascolare e addominale comporta sollecitazioni diverse da quelle di un intervento sulla superficie corporea, di una procedura endoscopica o di una estrazione dentaria. Dall’altro le condizioni del paziente: cardiopatia nota, funzione del ventricolo, valvulopatie, aritmie, diabete, funzione renale, anemia, malattie respiratorie e capacità funzionale.
A questi si aggiungono l’urgenza con cui l’intervento è programmato e la durata prevista dell’anestesia. Il referto riporta la sintesi di questa valutazione in forma comprensibile all’équipe operatoria, insieme alle eventuali misure suggerite per il periodo perioperatorio.
Come viene gestita la terapia in corso?
La gestione dei farmaci nel periodo che precede l’intervento spetta al medico, in accordo con il chirurgo e con l’anestesista. Nessuna terapia va sospesa di propria iniziativa.
Il referto indica, per ciascun farmaco assunto:
- se la somministrazione debba proseguire senza modifiche fino al giorno dell’intervento;
- se sia previsto un intervallo di sospensione, e di quanti giorni;
- se sia indicata una sostituzione temporanea con un altro farmaco nel periodo perioperatorio;
- quando la terapia debba essere ripresa dopo l’intervento.
La questione riguarda in particolare gli antiaggreganti e gli anticoagulanti, per i quali la decisione tiene conto insieme del motivo per cui sono stati prescritti e del sanguinamento atteso dalla procedura. Anche per le procedure odontoiatriche la scelta viene definita caso per caso, in accordo con l’odontoiatra.
Che cosa portare e in quanto tempo si ottiene il referto?
All’appuntamento è utile presentarsi con:
- la richiesta del chirurgo, dell’anestesista o dell’odontoiatra, con l’indicazione dell’intervento previsto e della data;
- l’elenco completo dei farmaci assunti, con i dosaggi e gli orari;
- i referti cardiologici precedenti: elettrocardiogrammi, ecocardiogrammi, esami da sforzo, lettere di dimissione;
- gli esami di laboratorio recenti richiesti dalla struttura;
- la documentazione di eventuali dispositivi impiantati, come pacemaker o defibrillatori, e delle protesi valvolari.
Il referto viene rilasciato al termine della seduta, quando gli accertamenti eseguiti in studio sono sufficienti a concludere l’inquadramento. È opportuno fissare la valutazione con qualche settimana di anticipo rispetto alla data dell’intervento: questo margine consente di completare eventuali approfondimenti e di applicare per tempo le indicazioni sulla terapia, senza rinviare la data programmata.
Le informazioni essenziali sono riportate sopra; la parte seguente costituisce un approfondimento clinico.
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Come si stima il rischio cardiologico di un intervento: il peso della capacità funzionale
La domanda che la valutazione preoperatoria affronta non è se il cuore sia sano in assoluto, ma se sia in grado di sostenere un impegno definito, in una data prevista. La risposta nasce dall’incontro fra tre elementi: l’intervento, le condizioni del paziente e ciò che il paziente riesce a fare.
Il peso dell’intervento
Gli interventi vengono ordinati per impegno cardiovascolare atteso. La chirurgia vascolare maggiore e la chirurgia addominale o toracica estesa comportano variazioni ampie del volume circolante, tempi operatori lunghi e una risposta infiammatoria rilevante. Gli interventi ortopedici e urologici si collocano in una fascia intermedia. Le procedure sulla superficie corporea, quelle endoscopiche e la gran parte delle estrazioni dentarie comportano un impegno contenuto. Lo stesso paziente riceve quindi indicazioni diverse a seconda della procedura programmata.
Le condizioni che vengono considerate
- la cardiopatia nota e la funzione del ventricolo sinistro documentata dall’ecocardiogramma;
- le valvulopatie, in particolare quelle che ostacolano il flusso in uscita dal ventricolo;
- le aritmie e la presenza di dispositivi impiantati;
- il diabete, la funzione renale e l’anemia, che modificano la tolleranza alle variazioni emodinamiche;
- le malattie respiratorie croniche e l’abitudine al fumo.
Perché la capacità funzionale conta più dell’età
Il dato che meglio descrive la riserva del sistema cardiovascolare non è la data di nascita, ma la quantità di lavoro che la persona sostiene senza affanno. Salire due rampe di scale senza fermarsi, camminare in salita, svolgere lavori domestici pesanti sono attività che corrispondono a un impegno misurabile e riproducibile. Chi le compie senza disturbi dimostra una riserva che nessun parametro anagrafico sostituisce. Per questa ragione la ricostruzione della vita quotidiana occupa una parte rilevante della visita: quanta strada si percorre, con quale passo, con quali soste e da quanto tempo la situazione è questa.
Che cosa il referto trasmette al chirurgo
Il documento riporta la diagnosi cardiologica aggiornata, gli esami eseguiti con i loro risultati, la stima del rischio in rapporto all’intervento previsto, le indicazioni sulla terapia in corso e gli eventuali accertamenti ancora da completare. Riporta inoltre le misure suggerite per il periodo che precede e per quello che segue la procedura, insieme alla data in cui la valutazione è stata eseguita, che ne definisce il riferimento temporale. Le decisioni operative restano dell’équipe che eseguirà l’intervento: il referto fornisce gli elementi su cui quelle decisioni vengono prese.
Contenuto redatto dal Dott. Daniele Santucci, Specialista in Medicina Interna e Cardiologo, Master in Cardiologia Clinica. Le informazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la valutazione medica diretta né la prescrizione terapeutica.
Principali fonti istituzionali
- European Society of Cardiology (ESC)
- Società Italiana di Cardiologia (SIC)
- American Heart Association (AHA)
- Istituto Superiore di Sanità (ISS)
- Ministero della Salute
L’elenco raccoglie le principali istituzioni e società scientifiche di riferimento: non sono necessariamente tutte incluse.
L’appuntamento si fissa con un messaggio su WhatsApp, negli orari di studio.
Prenota il nulla osta per l’interventoDomande frequenti sulla valutazione preoperatoria
Il nulla osta cardiologico è un’autorizzazione?
No. È un referto che descrive le condizioni cardiologiche del paziente e stima il rischio in rapporto all’intervento previsto. Le decisioni operative spettano al chirurgo e all’anestesista, che dispongono anche degli altri accertamenti.
Quali esami comprende la valutazione?
La visita con la raccolta della storia clinica e l’esame obiettivo, la misurazione della pressione arteriosa e l’elettrocardiogramma. L’ecocardiogramma color doppler viene eseguito quando indicato dal quadro clinico e dal tipo di intervento.
Con quanto anticipo va fissata la valutazione?
La valutazione va fissata alcune settimane prima della data programmata. Il margine consente di completare eventuali approfondimenti e di applicare per tempo le indicazioni relative alla terapia in corso.
La terapia anticoagulante va sospesa prima dell’intervento?
La decisione spetta al medico, in accordo con il chirurgo e con l’anestesista, e viene riportata nel referto. Nessuna terapia va sospesa di propria iniziativa. La scelta tiene conto del motivo della prescrizione e del sanguinamento atteso.
Serve il nulla osta anche per un intervento dal dentista?
Viene richiesto in casi definiti, in particolare per procedure che comportano sanguinamento in chi assume anticoagulanti o antiaggreganti, porta protesi valvolari o ha una cardiopatia nota. La richiesta proviene dall’odontoiatra.
Il referto viene rilasciato subito?
Sì, al termine della seduta, quando gli esami eseguiti in studio sono sufficienti a concludere l’inquadramento. Se vengono programmati altri accertamenti, il documento viene completato dopo la loro esecuzione.
Che cosa si intende per capacità funzionale?
La quantità di attività fisica che la persona sostiene senza affanno: salire le scale, camminare in salita, svolgere lavori domestici pesanti. È uno degli elementi più informativi della valutazione e viene ricostruito durante la visita.
Un elettrocardiogramma recente è sufficiente?
Dipende dal quadro clinico e dall’intervento previsto. Il tracciato precedente va comunque portato, perché il confronto con quello eseguito in studio rende riconoscibili le variazioni rispetto al riferimento personale.
La valutazione vale anche per un secondo intervento?
Il referto descrive una condizione osservata in una data definita e si riferisce all’intervento indicato nella richiesta. Per una procedura successiva la valutazione viene ripetuta e aggiornata.
Che documentazione occorre portare?
La richiesta del chirurgo o dell’odontoiatra, l’elenco completo dei farmaci con i dosaggi, i referti cardiologici precedenti, gli esami di laboratorio recenti e la documentazione di eventuali dispositivi impiantati o protesi valvolari.
Pagine collegate
Dott. Daniele Santucci — Medico Chirurgo, Specialista in Medicina Interna, Cardiologo. Master in Cardiologia Clinica (2019). Abilitato in via permanente all’esercizio della professione medica in Svizzera (MEBEKO). Nel 2022 ha svolto attività di Capoclinica al Pronto Soccorso dell’Ospedale Civico di Lugano. Ha maturato un’esperienza ventennale ospedaliera in area critica, con attività presso l’UTIC (Unità di Terapia Intensiva Coronarica) e nella gestione delle urgenze cardiologiche. Iscrizione OMCeO Roma n. 54329.
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